Iniziare il WRW a settembre

Elisa Golinelli - A settembre laboratorio WRW

Come superare paure e blocchi (e buttarsi!)

“Fai le cose difficili quando sono facili, e inizia le grandi cose quando sono piccole. Un viaggio di mille miglia deve iniziare con un singolo passo” – Lao Tzu 

Ci sono davvero tanti dubbi e tante paure che possono affollare la nostra mente di fronte all’idea di iniziare a settembre con il WRW nelle nostre classi. Sono timori leciti, comprensibili e realistici. Nessuno può negarlo.

Il Writing and Reading Workshop è una cornice didattica affascinante e stimolante. Al tempo stesso, è una struttura complessa che prevede un forte coinvolgimento personale del docente.

E allora? È una didattica riservata a pochi docenti super temerari e rivoluzionari? Assolutamente no! Cominciamo insieme da qui, provando a scardinare alcune convinzioni.


1. “Ho molti timori e tante paure”

Quando si inizia qualcosa di nuovo è del tutto normale sentirsi così. La responsabilità di gestire una classe amplifica questa sensazione. Dobbiamo però fermarci un attimo a riflettere sul nostro percorso.

A che livello è la nostra frustrazione? Quanto pesa il senso di inefficacia? Spesso sentiamo il bisogno di cambiamento perché la didattica quotidiana rischia di diventare noiosa e ripetitiva, non solo per gli studenti ma anche per noi.

Il mio incontro con il WRW è nato proprio da una frustrazione. Nonostante i miei sforzi tra corsi e formazioni, i ragazzi che scrivevano bene e amavano leggere continuavano a farlo, ma non riuscivo a essere incisiva con gli altri. Non sentivo di fare la differenza con chi rifiutava la scrittura o la lettura.

Questa è stata la scintilla. Non avevo nulla da perdere: se avessi fallito, sarei tornata alla mia solita didattica. Ma ne avevo bisogno io, e soprattutto ne avevano bisogno i miei studenti.


2. “Meglio che io studi ancora un po’, non mi sento abbastanza pronto”

Sperimento il WRW dal 2016 e ci sono ancora aspetti (come le consulenze e i gruppi di lettura) che sto studiando sui manuali. Applico routine che ho adattato alla mia classe, senza seguirle alla lettera.

Se mi guardo indietro, la cosa migliore che ho fatto è stata buttarmi dopo aver letto un paio di manuali in inglese. Ho deciso di iniziare in estate dal laboratorio di scrittura, ma la partenza non è stata delle migliori.

Seguendo l’entusiasmo generale, ho iniziato da quella che molti definiscono “la Bibbia” del WRW: In the Middle di Nancie Atwell. È un testo bellissimo, ma non è adatto per chi parte da zero. È il racconto di un’esperienza: molti passaggi del metodo sono dati per scontati, il livello di inglese richiesto è avanzato e il lessico specifico lo rende difficile.

Ben presto mi ha presa lo sconforto. Sentivo che mi mancavano i passaggi chiave. Cercando online, ho finalmente incontrato i manuali giusti:

  • Per la scrittura: Writing Workshop. The Essential Guide di Ralph Fletcher e JoAnn Portalupi. Breve, schematico, pratico e chiaro. Ralph Fletcher è diventato il mio punto di riferimento per il laboratorio e il taccuino dello scrittore.
  • Per la lettura: Around the Reading Workshop in 180 Days di Frank Serafini (il maestro del laboratorio di lettura e tradotto in italiano da Equilibri).

Oggi, per iniziare, non serve perdersi in testi complessi: esistono ottimi manuali in italiano che trovate nella mia bibliografia.


3. “Da dove inizio? Lettura o scrittura?”

Dopo lo studio arriva la domanda cruciale: da quale laboratorio cominciare?

Ognuno di noi ha un ambito che sente più affine o che offre maggiori rassicurazioni. Per me è stata la scrittura, perché ha una struttura e delle routine ben scandite. Mi dava sicurezza. Ho iniziato da lì, programmando i primi due mesi di scuola: il lancio del laboratorio e il taccuino. Avevo una lista di materiali per allestire l’aula, alcune idee chiare e molte altre ancora confuse.

Non è necessario, né utile, iniziare con entrambi i laboratori contemporaneamente.
I primi tempi le cose da gestire sono tantissime. Scegliete il laboratorio che vi attira di più. Quando vi sentirete sicuri e avrete avviato le routine di base, allora sarete pronti per introdurre l’altro.

Io ho inserito la lettura solo nel secondo quadrimestre. Durante il primo, i ragazzi leggevano liberamente dalla biblioteca di classe che avevo allestito. Non mi sentivo pronta per il thinking aloud e la discussione guidata, che sono attività meno prevedibili e guidate dagli studenti.

Non abbiate paura di gestire ogni cosa con i vostri tempi. Segmentate e adattate il metodo alla vostra realtà: è proprio qui che il WRW mostra tutta la sua straordinaria elasticità.


4. “È un metodo troppo complesso, forse non fa per me”

Il WRW ha molte fasi, ma il grande vantaggio è che possono essere introdotte singolarmente e un po’ per volta. Le consulenze di scrittura tra pari, ad esempio, possono essere inserite solo dopo che la classe ha interiorizzato le routine di base.

Anche nella pratica dei grandi maestri come Nancie Atwell o Lucy Calkins, i pezzi del puzzle hanno impiegato tempo per incastrarsi perfettamente. La pratica quotidiana in classe non deve essere perfetta. Deve semplicemente fornire gli elementi essenziali:

  • Tempi e routine
  • La minilesson e la lezione tripartita
  • La biblioteca di classe
  • Un’atmosfera che permetta ai ragazzi di entrare nella writing e reading zone

Per questo il lancio del laboratorio è fondamentale, anche se spesso viene sottovalutato. È la chiave per far funzionare tutto il resto. Esplorare il rapporto che noi e i nostri studenti abbiamo con la lettura e la scrittura serve a iniziare con consapevolezza e passione. I manuali per la scuola secondaria offrono tantissime attività per costruire una solita comunità di lettori e scrittori.

5. “E se inizio e poi non riesco a gestirlo? Non è tanto iniziare, quanto proseguire…”

Il laboratorio mi ha insegnato molte cose, ma questa è la più importante: mi ha dimostrato che non serve programmare tutto per filo e per segno o fare per forza ciò che “io” avevo in testa per i miei studenti. Ho lavorato così per molto tempo, pur armata di ottime intenzioni.

Il WRW mi ha insegnato ad ascoltare i reali bisogni dei ragazzi, a rallentare e a co-progettare il percorso insieme a loro, trasformando l’imprevisto in una risorsa didattica preziosa.


La pratica quotidiana mi ha insegnato a essere metacognitiva: a riflettere e ad agire solo dopo aver osservato ciò che accade in classe. Mi ha insegnato prima di tutto a fermarmi. In un ritmo scolastico quotidiano frenetico, spesso orientato alla quantità piuttosto che alla qualità, dedicare tempo alla metacognizione come docente è fondamentale.

Per questo oggi programmo le strategie di lettura e scrittura passo dopo passo, in base ai bisogni reali che rilevo nei miei studenti: posso avere in mente un’idea o un genere testuale da affrontare ma il laboratorio potrebbe portarmi in una direzione del tutto diversa, la revisione dei testi dei ragazzi potrebbe rivelarmi che in quel momento hanno bisogno di lavorare su aspetti della scrittura a cui non avevo minimamente pensato.

Questo succede in modo ancora più evidente nel laboratorio di lettura, dove le idee su come procedere nascono direttamente durante le discussioni di classe.

Spiazzante? Moltissimo. Rassicurante? Per niente. Ma la sensazione di essere davvero nel bel mezzo dell’apprendimento, percependo con chiarezza cosa accade nella mente dei ragazzi, per me è impagabile.


6. “Vedo cosa fanno gli altri docenti sui social e penso che non sarò mai all’altezza… meglio lasciar perdere!”

I primi tempi non facevo altro che andare continuamente alla ricerca delle proposte degli altri colleghi nei gruppi e sulle pagine social per prendere spunto e imparare. Questo, però, non mi rassicurava affatto. Anzi: mi sembrava sempre che il lavoro degli altri fosse migliore del mio. Passavo da un’attività all’altra con un’ansia terribile.

Poi ho capito. Ho imparato a prendere spunto e ad accettare che ci fossero sempre “vetrine” con attività più belle delle mie. Chi le ideava aveva semplicemente un vantaggio rispetto a me: maggiore esperienza.

Nel bene o nel male, io dovevo fare la mia di esperienza. Dovevo provare, sbagliare e rifare, con attività belle o brutte che fossero, applicando strategie che spesso non sapevo nemmeno se funzionassero davvero. Ci vuole tempo. È necessario darsi tempo per immergersi nel laboratorio e capirne i meccanismi. Pian piano, tutto si fa più chiaro.

All’inizio ero terrorizzata all’idea di dimenticare qualche dettaglio o qualche passaggio da manuale. Poi ho scoperto che le regole sono importanti, ma all’inizio ciò che fa davvero la differenza è la cornice didattica del WRW: il vero cambio di prospettiva.

Un consiglio pratico per iniziare:
Progettare una minilesson da zero può sembrare un’impresa impossibile. In realtà, puoi trasformare in minilesson ciò che stai già facendo. Come? Dimezza i tempi e segmenta la spiegazione in più parti, insegnando un solo concetto alla volta. Cogli la differenza tra “spiegare” e “mostrare come si fa” (il modeling). Comincia a organizzare l’attività in modo tripartito seguendo lo schema: I do – we do – you do (Io faccio io, facciamo insieme, ora fallo tu).

Se fai questo, stai già facendo laboratorio.

Ricordiamoci sempre che ogni classe è una comunità di lettori e scrittori a sé. Ciò che serve a loro può non servire ad altri. Prendiamo spunto se qualcosa ci ispira e non preoccupiamoci di nient’altro.


7. “La mia classe non è adatta…” oppure “Dovrei per forza iniziare da una prima…”

Il WRW non è una ricetta rigida e uguale per tutti. Ci fornisce invece degli ingredienti potenti per appassionare i ragazzi alla lettura e alla scrittura. Questi ingredienti possono essere amalgamati in un’unica ricetta, oppure utilizzati singolarmente e in dosi diverse a seconda della realtà scolastica in cui ci troviamo. Naturalmente, i risultati dipenderanno dal contesto e dalla continuità nel tempo.

Iniziare il laboratorio con una classe prima ha sicuramente i suoi vantaggi:

  • Si parte da zero
  • Lo stacco tra la scuola primaria e la secondaria aiuta ad accogliere il cambiamento di metodo
  • I ragazzi sono nell’età giusta per sperimentare un approccio nuovo
  • Se si è di ruolo, ci si assicura una continuità di lavoro fino alla terza

Tuttavia, questa non è una regola matematica. Ci sono classi prime che, per dinamiche interne e relazionali, rendono faticoso il consolidamento del laboratorio. Al contrario, ci sono classi terze molto più elastiche al cambiamento, dove è possibile lavorare con le routine di scrittura e lettura in modo straordinariamente positivo. Ci sono classi dove il taccuino funziona alla grande e altre dove mantenerne l’uso richiede più fatica.

Non vi resta che provare e non privarvi di nessuno degli ingredienti del metodo: potrebbe nascerne una ricetta nuova ed esplosiva. In ogni caso, alla fine dell’anno, i vostri alunni avranno comunque scritto di più e letto di più.


8. “Nella mia scuola nessuno segue il WRW, sarei l’unico/a docente”

Vivo da sempre la solitudine (o quasi) del laboratorio WRW nella mia scuola. Ci sono momenti in cui questa solitudine pesa: nella condivisione, nel sostenere la fatica, nel preparare e cercare materiali, o semplicemente nel non avere nessuno a cui chiedere un consiglio per capire se la strada intrapresa sia quella giusta.

Ma se nella vostra scuola non ci sono altri docenti che sperimentano o che vogliono iniziare, fortunatamente oggi la situazione è diversa. Esistono tantissimi gruppi di lavoro a distanza, sui social e non solo, con cui poter condividere e confrontarsi. Per quanto mi riguarda, da queste reti online sono nate amicizie e rapporti di lavoro preziosi.

Un passo alla volta. Un giorno di laboratorio alla volta.


E voi?

Inizierete il laboratorio WRW a settembre? Quali sono le paure che vi frenano di più o i dubbi che vi portate dietro? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti: confrontarsi è il primo passo per sentirsi meno soli!


Vi auguro dei buoni giorni d’estate, pieni di riposo, scrittura e di buone letture!

Al prossimo articolo

Un abbraccio,
Elisa

8–12 minuti